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Il peso dei morti, l’ipocrisia che si nasconde dietro ogni contabilità


Contare i morti è diventato un elemento peculiare della cronaca televisiva.
La narrazione è politicamente scorretta ma alla base c’è una strategia comunicativa che è vincente perché morbosa e semplice, morti ingiuste che si ripetono nel tempo e sullo sfondo un colpevole, prepotente, prevaricatore, facilmente riconoscibile, il cattivo di turno.  Morti sul lavoro, femminicidi, scomparse, si sono sempre rivelati temi efficaci e perfetti per lo slogan: "mai più".

Faccio una premessa, ogni morto conta e la sofferenza di chi muore e di chi perde una persona cara merita il più assoluto rispetto. Premessa doverosa ma anche molto sentita.

Proprio questa premessa mi porta però ad una conclusione definitiva: un morto vale sempre uno, un lavoratore, una donna, ed è sempre un morto anche quando è un senza dimora, un immigrato, un profugo, un bambino africano.

Difronte a Dio o alla nostra coscienza, prima di parlare e contare i morti, dovremo fare i conti con questa verità. Forse l’unica distinzione, illegittima da un punto di vista dei sentimenti umani, potrebbe essere quella tra chi ha vissuto la propria vita, chi è a metà strada e chi sta solo iniziando il percorso.

Poi è arrivata la contabilità da Covid-19, molto approssimativa nel dare un resoconto del fenomeno (i morti effettivi potrebbero essere più del doppio se fossero fatti i tamponi a chi muore a casa, ma anche insignificanti se dovessimo calcolare chi muore solo per coronavirus) però molto efficace sul piano emozionale nel creare uno psicodramma collettivo. Ideale per costruire una narrazione condivisibile, e in quanto tale perfetta per manipolare l’opinione pubblica.

Questa contabilità ci dice che in poco più di un mese sono morte 20.000 persone, in prevalenza anziani già malati. Non sappiamo quanti sarebbero stati i morti se non avessimo preso le misure che sono state prese per il contenimento del virus, forse 100.000? Forse 200.000?. 

L’unico dato "vero" e che avremo a disposizione solo a consuntivo, sarà a fine anno quello dei morti totali dell’anno, da confrontare con quello degli anni precedenti. Il dato sui morti annuali ha, però, oscillazioni nell’ordine di alcune decine di migliaia e oscilla negli ultimi 10 anni tra i 600.000 e i 650.000 morti (635.000 nel 2019, agli inizi del 2000 erano intorno ai 550.000). Quindi, a consuntivo, potremmo ipoteticamente ritrovarci, se i malati morti solo di Covid-19 sono solo qualche decina (come dicono alcuni autorevoli virologi), a non riscontrare alcuna anomalia nei decessi del 2020. Si osserverebbe un'anomalia se a fine 2020 i morti fossero oltre i 675.000, il dato più alto degli ultimi dieci anni più l'intervallo di oscillazione normale (25.000). Qualcuno magari si sta chiedendo perché ci sono queste oscillazioni del 4%, io non lo so. Potrebbe essere dovuto a una stagione influenzale particolarmente virulenta o ad ondate di infezioni batteriche ospedaliere o all’intensità dell’inquinamento atmosferico di un inverno particolarmente sfortunato.

Quanto contano questi 20.000, 40.000 morti, ma anche i 100.000 potenziali per Covid-19?

Non voglio essere io a dare una risposta, voglio però fornirvi gli elementi per una riflessione, con una premessa: dovremmo parlare di morti teoricamente evitabili o almeno di un importante riduzione della speranza di vita (morti anticipate). 
Ogni anno in Italia muoiono:

  • 13.000 persone per polmonite in parte complicazioni della “banale” influenza stagionale, (fonte Istat). Per cui continuerà ad esserci, anche dopo il coronavirus, gente intubata, anche bambini con i polmoni collassati. Con il paradosso che esiste un vaccino per l’influenza stagionale e la gente non si vaccina.
  • da 70.000 a 83.000 persone per il fumo, oltre il 25% di questi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età (fonte Ministero della Salute). All’inizio del 2000 erano circa 90.000. Il fumo, con centinaia di migliaia di ricoveri ogni anno, sottrae risorse al servizio sanitario nazionale e ai tempi del coronavirus, pur essendo un elemento che aggrava (nel 30% dei casi) in modo importante il quadro clinico del paziente e raddoppia la necessità di terapia intensiva, è non solo tollerato ma anche tutelato. Si tengono aperti i tabaccai per soddisfare un bisogno primario, degno di tutela, con un costo accettabile in termini di rischio di maggiori contagi.
  • 20.000 per l’inquinamento dell’aria (fonte Agenzia Europea per l’Ambiente), esercitare le nostre attività, la nostra libertà, comporta un costo che pagano anche i neonati nei passeggini e i bambini che sono tra i più sensibili.
  • 10.000 per le infezioni batteriche resistenti agli antibiotici, di cui l’Italia ha il record in Europa (fonte Istituto Superiore di Sanità), le infezioni per i soli ricoverati in ospedale sono ogni anno tra le 450.000 e le 700.000.
  • 26.000 per le malattie alle basse vie respiratorie (fonte Istat).
  • 8.000 per gli incidenti domestici, (fonte Dipartimento di Medicina del Lavoro dell'Ispesl -Istituto per la prevenzione e sicurezza del lavoro-), ogni anno gli incidenti domestici sono 4,5 milioni.
  • 4.000 i suicidi che sono in costante crescita (fonte Istat), la gente non muore perché viene uccisa, ogni morto ucciso ce ne sono 11 che si sono tolti la vita.
  • 3.500 per gli incidenti stradali, moltissimi nei weekend e sulle strade estive andando in vacanza (fonte Istat).
Mi sono limitato all’Italia e non ho incluso chi in Italia cerca di arrivarci, come potete vedete alla fine i morti possono essere solo numeri, accettabili, in nome della tolleranza per i vizi, delle esigenze di progresso, dell’impossibilità di destinare più risorse alla sanità pubblica.

Alcuni morti possono diventare la narrazione ricorrente della nostra storia quotidiana, con scelta in base al menù di stagione, alcune morti violente, i morti sul lavoro, i morti da Covid-19 e la contabilità di questi morti può cambiare il destino del paese, non necessariamente in meglio.

Alla fine, visto che i numeri “non contano”, per “contare” ogni morto dovrebbe “contare uno” e vedere così riconosciuta la propria dignità, la propria specificità, l’unica domanda che resta, la più importante è: chi decide quando un morto conta e perché conta?

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