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Arco elezioni amministrative 2020

 



Ambientalismo, quant'è difficile passare dalle parole ai fatti.

Alexander Langer scriveva, agli inizi degli anni Novanta, a proposito dei Verdi (allora unico movimento ambientalista) che la loro incapacità di offrire risposte politiche concrete “fanno assomigliare i Verdi alle vergini stolte del Vangelo che hanno consumato l'olio delle loro lampade ben prima dell'arrivo dello sposo, e che quindi si trovano sprovvedute ed un po' inutili quando sarebbe la loro ora.”

Aggiungeva: “Ed è così che magari i Verdi hanno scosso l'albero, ma ora che cadono certi frutti, non sanno raccoglierli, ……. , ma oscillano piuttosto tra invocazioni puramente decorative e richiami demagogici.” Sotto trovate il link per approfondire.

Viene da domandarsi se ad Arco, dopo le elezioni comunali del 2020 e il 23% di preferenze record per la candidata Sindaca Chiara Parisi, siamo rimasti allo stesso punto. Vediamo cosa si poteva fare per far pesare la volontà di quasi un quarto dei cittadini arcensi.

La coalizione “Arco che Vorrei”, gli ambientalisti di cui faccio parte, aveva di fronte le seguenti ipotesi, in base al possibile esito del ballottaggio, qui sotto riporto il peso degli ambientalisti e della maggioranza (ricordo che i posti in consiglio comunale sono 22 con il sindaco):

  • Vince Betta nessun apparentamento: 2 posti in consiglio comunale agli ambientalisti, 14+1 a Betta.
  • Vince Bernardi nessun apparentamento: 2 posti in consiglio comunale agli ambientalisti, 14+1 a Bernardi.
  • Vince Betta apparentato agli ambientalisti: 5 posti in consiglio comunale agli ambientalisti 9+1 a Betta.
  • Vince Bernardi apparentato agli ambientalisti: 7 posti in consiglio comunale agli ambientalisti, 7+1 a Bernardi.

Quindi con un apparentamento (offerto da Bernardi, negato da Betta) gli ambientalisti avrebbero ottenuto, se fossero risultati parte della coalizione vincente:

  1.          Più consiglieri comunali;
  2.         Nessuna maggioranza assoluta per il vincitore, alla coalizione di Betta mancherebbero 2 voti a quella di Bernardi mancherebbero 4 voti;
  3.          Due o tre assessori e tra questi probabilmente il vicesindaco;
  4.        Condizioni idonee per proporre e votare una mozione di sfiducia al sindaco e mandarlo a casa (non avrebbe avuto una sua maggioranza a difenderlo).
  5.          Si sarebbe potuto intervenire sulla variante 15 in modo significativo.

La scelta è stata chiara: non pesare e restare all’opposizione con 2 consiglieri e lasciare un’ampia maggioranza (una delega in bianco per il futuro del nostro territorio) a Betta o Bernardi, congelando le preferenze di un quarto dei cittadini di Arco per le prossime elezioni. Per i prossimi cinque anni, chiunque vincerà, l’ambiente avrà perso, è vero lotteremo con le unghie e con i denti per fermare gli scempi che avremo potuto evitare se avessimo fatto valere quel 23% entrando nell’amministrazione.

Cerchiamo ora di capire cos’ha portato ad una scelta che ha sacrificato i nostri ideali: fermare lo scempio del nostro territorio e iniziare a cambiare il modello di sviluppo. Per contare e condizionare la futura amministrazione serviva un apparentamento e bisognava vincere al ballottaggio. Se si perdeva al ballottaggio il peso in consiglio sarebbe stato lo stesso, chiaro perdere al ballottaggio è un rischio, scegliere di non perdere una certezza spendibile in termini di coerenza con i propri valori (etica). Ecco che scegliere di non rischiare diviene l’opzione migliore per chi crede che il cambiamento sia lento, non comporti dei rischi e debba realizzarsi secondo schemi preordinati e ben definiti. Con questa scelta forse non abbiamo perso la faccia, però forse abbiamo perso la più grande opportunità che poteva capitarci.

Nell'assemblea dei candidati che doveva decidere le strategie si è deciso: mai con Bernardi, si con Betta, però solo con l’apparentamento e ad alcune condizioni. L’errore è stato scegliere solo quello che si riteneva accettabile – per affinità ideologica – e non ciò che serviva per una trattativa efficace. Con due trattative parallele sul tavolo i registi della trattativa avrebbero potuto anche pilotare la scelta preferenziale verso Betta. Purtroppo, chi aveva peso per chiedere ai candidati una delega “utile” non ha avuto la volontà o il coraggio di farlo. Non lo ha fatto neanche nel corso della trattativa, aperta solo con Betta, quando si è reso conto che non portava da nessuna parte. Non si è mai cercato di spiegare tutto questo ai nostri candidati, e andava spiegato, ma non solo, vista la posta in gioco, se fosse servito si sarebbe dovuto indirizzare l’assemblea verso una decisione utile alla causa, anche a costo di minacciare di rinunciare al proprio ruolo se non lo si fosse ottenuto.

Da una coalizione “né di destra né di sinistra” mi sarei aspettato prevalesse l’interesse per l’ambiente e la tutela del nostro territorio, anziché un’ideologia politica di esclusione verso qualche partito che comunque rappresenta cittadini arcensi che sicuramente non hanno la lebbra.

Voto a sinistra, un ideologia fortemente identitaria che si finisce per “chiamare” etica non è una novità. A livello locale mostra tutti i suoi limiti quando ti spinge a considerare eticamente accettabile un’alleanza con qualcuno che non ne ha fatta una di giusta (l’etica è giusta) ma ha solo un’etichetta compatibile, l’unica cosa, perché la persona e i valori che ha praticato sono opposti ai nostri. Affermare poi che simboli e alcune figure, scelte da altri cittadini della nostra città, non sono portatori dei nostri valori, valori che, ricordo, non sono né di destra né di sinistra, significa avere a che fare con? Non lo so, perché fossero anche di destra non dovrebbe essere un problema, visto che Betta è di sinistra e non è un problema anche se non ha mai manifestato rispetto per i nostri valori. Nasce spontanea una riflessione: ma Villa Angerer, il Linfano, le cose per cui abbiamo lottato sono di destra o di sinistra? Perché possiamo pensare che sia giusto sacrificarle stando a sinistra e sia sbagliato difenderle andando a destra? Che scala di valori usiamo?

Io so una cosa, non sceglierei mai di stare a sinistra quando devo sacrificare le cose che amo e quando invece le posso tutelare meglio con un accordo locale a destra - ammettendo che abbia ancora un senso a livello locale parlare di destra o sinistra -, chiaro funziona se ho poi la capacità di spiegarlo e di vincere al ballottaggio. Mi sembra pura ipocrisia parlare di valori non condivisi aprendo a chi non li ha mai rispettati e chiudendo a chi è portatore di un pensiero diverso, forse l’ideologia pesa troppo senza volerlo ammettere.

Attribuire responsabilità a Betta per un mancato apparentamento, quando questi sapeva che non esistesse possibilità di alleanza con Bernardi e che quindi bastasse aspettare è difficile da comprendere. Betta sperava che noi ci comportassimo come una corrente o un partito a sinistra del PD e così è stato. Qualcuno pensa veramente che si potesse condurre, con Betta, una trattativa praticamente a carte scoperte e senza alcunché da offrire? Furbescamente, di fronte a questo improvvido tentativo, il Betta ha pensato di lanciare l’esca dell’accordo per uno o due assessorati senza apparentamento.

Dall'altra parte qualcuno dirà, se si fosse aperto una trattativa vera, ci sarebbe stato Bernardi, no signori dall'altra parte ci sarebbero state prima la possibilità di difendere Villa Angerer, il Linfano, Bruttagosto, la Variante 15, San Pietro, S. Andrea, l’Hotel Arco, il Monastero, le ciclabili e la mobilità, il sociale e la partecipazione, si ci sarebbe stato anche Bernardi ma molto depotenziato e senza maggioranza 8 su 22 consiglieri e noi 7. E probabilmente, con una trattativa ben impostata col Bernardi, il Betta sarebbe sceso a ben più miti consigli per non lasciarsi sfuggire la poltrona di sindaco per i prossimi cinque anni.

Adesso ci sarà sicuramente una maggioranza di 14+1 consiglieri che farà quello che vorrà del nostro ambiente e del nostro territorio, come hanno sempre fatto.

Dopo trent'anni Alexander Langer ha ancora ragione, gli ambientalisti aspettano ancora, ma questo è un altro capitolo.

Marco Piantoni


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